Ribollita & co Mano ai Fornelli

lunedì, 21 febbraio 2005

Ok, miei prodi, a questo punto il limoncino sara' QUASI pronto e vi ritroverete, dopo averlo fatto, a godervi i vostri deliri etilici in santissima pace. Vi ritroverete qundi con dei bei vasetti pieni di bucce fermentat e rinsecchite dalla permanenza nell'alcool.

Non provate a mangiarle cosi': stendono. Vi do' pero' qualche suggerimento:

 - Frulaltele, sciogliete del cioccolato a bagnomaria, e lavoratelo assieme alle bucce, del burro  e a del peperoncino. Appena accenna a risolidifcarsi piazzatelo dentro degli stampi da ciocolatino (in mancanza vanno bene anche quelli dei cubetti di ghiaccio) e mettete in frigo.
 - Idem come sopra, sciogliete il cioccolato, preparate una bacinella con dello zucchero, e tuffatele prima nello zucchero e poi nel cioccolato rovente. Lasciare freddare e pappate.
 - Macinatele non-troppo-piccole e comprate una di quelle confezioni di torta prepronta da discount. Unite alla torta prima di mettere in forno. Le altre frullatele e cospargetele sopra.

Insomma, al Tempio delle Ghiande non si butta via niente...

Postato da: wereboar a 17:24 | link | commenti |
ricette, vino alcol & co

giovedì, 17 febbraio 2005

  

Petto di Pollo con Arancia e Capperi

Questa è una ricettina veloce per preparare un piatto molto gustoso in brevissimo tempo. L'avevo letta non ricordo dove e da subito mi era piaciuta. Oggi l'ho provata ed è stata davvero una piacevolissima sorpresa..

Ingredienti:

Petto di pollo - Capperi sotto sale - Un paio di arance non trattate - Olio d'oliva- farina

Prendi 1 petto di pollo ( se è a fette meglio altrimenti aprilo a libro ). Ho ricavato 4 piccole fette. Ho messo dentro i capperi ( prima sciacquali bene in acqua che altrimenti saranno salatissimi ) e ho formato 4 piccoli involtini. Dentro non ho condito con niente.. solo i capperi.  Ho passato gli involtini nella farina e poi messo a cuocere in una padellina con olio di oliva ben caldo.

Ho fatto rosolare bene da tutt e due le parti e poi ho unito il succo di due arance e una manciatina di capperi. Ho fatto cuocere per circa 10 minuti. Verso la fine il sughetto si era rappreso troppo e ho aggiunto ancora un po si succo.

Sono venuti fuori 4 involtini ben dorati e leggermente caramellati.. di gusto un po dolciastro ma decisamente appetitosi e saporiti.

Ho accompagnato con un'insalata mista a radicchio..   Era davvero buono e facile da preparare.

Se provate magari vorrei sapere come è andata.

Postato da: Fatabugiarda a 21:36 | link | commenti (7) |
ricette

venerdì, 04 febbraio 2005

 Osteria Costachiara

Ieri Sera serata di degustazione olio, ultima serata della manifestazione Olio Gustando .

Alle otto e mezza siamo al Costachiara a Terranuova bracciolini. Il posto è molto bello, sono già stata qui a una cena e ricordo ancora benissimo come era buono quell'arrosto girato fatto in quel bellissimo cammino al secondo piano.  Ci fanno accomodare e nella stanza del cammino ci vengono serviti vari formaggi , Un prosciutto del Pratomagno ( fatto con maiale di cinta Senese) che è davvero buono sopra ogni possibile commento e uno spumante secco. Le dosi sono generose, il prosciutto rigorosamente tagliato a mano. Il profumo del fuoco che ci scalda la schiena.. La serata promette bene.

Faccio una descrizione della serata dividendola in due tronconi: il cibo, la combriccola.

Il cibo

La manifestazione prevede la presenza in sala di un somelier di olio e uno di vino. Il somelier d'olio ci spiega le caratteristiche dei tre oli presenti nella degustazione della serata e ci esorta a provarli con i vari cibi e compilare la scheda in base ai nostri gusti. Quel del vino.. versa.

Per antipasto ci hanno portato del pane per la fettunta e delle verdure a pinzimonio, Poi un piatto di ribollita ( veramente buona) poi le verdure lesse. Infine un piatto di stufato alla Sangiovannese abbinato con verdure e poi un ciambellone all'olio.

La ribollita ho già spiegato cos'è adesso tocca allo stufato alla Sangiovannese.

Prima cosa.. San Giovanni Valdarno è un paese della Vallata. In perenne contrasto con Montevarchi ( che è il mio paese) . C'è disputa in tutto.. tant'è vero che i Montevarchini non dicono Stufato.. ma Spezzatino.. che è alcquanto dispregiatorio..

Ma qui bisogna rendere merito a questo piatto che è davvero un capolavoro della cucina della valle.. e quindi qui cercherò di spiegarvi come sia buono partendo dalla sua storia..

( preso da qui )

Storia dello "stufato alla sangiovannese"

Anche lo "stufato alla sangiovannese" che si gusta nei Saloni della Basilica ( e solo qui) nelle domeniche degli Uffizi del carnevale, ha una sua storia. In mancanza di documenti d'archivio l'abbiamo ricostruita sulle testimonianze di coloro che a vario titolo erano vicini ai promotori.

Le sue origini risalgono agli inizi del secolo presso alcune fabbriche, come la Ferriera (nel reparto sbozzo e gassogeni), la Ceramica, le Fornaci Bagiardi, dove alcuni operai, particolarmente ghiotti e abili in culinaria, ogni tanto cucinavano lo spezzatino più che altro a base degli interiori degli animali (polmone, viscere, ecc…). Tra questi si distinguevano i sangiovannesi Virgilio Aldinuzzi (1888- 1953), Giuseppe Forconi (1887-1945) e Carlo Bettoni (1906-1966).

L'Aldinuzzi nel 1915 fu arruolato nell'esercito ed inviato in Libia dove fece il cuoco del reggimento (era la sua attitudine e passione). Qui scoprì le spezie e soprattutto imparò a cucinare i grandi quantitativi di pietanze. Al suo ritorno conservò gelosamente le scoperte e incominciò ad applicarle prima in casa, poi in Ferriera e infine nei saloni della Basilica, dove s'incominciò a cucinare lo spezzatino che da quel momento prese il nome di "stufato alla sangiovannese" perché solo qui lo si faceva con i nuovi ingredienti e soprattutto con carne delle gambe anteriori di vitello adulto, dando al piatto un gusto diverso dallo spezzatino.

Il segreto piano piano passò da un cuoco all'altro degli Uffizi (ogni Uffizio aveva il proprio cuoco), dando vita ad una vera e propria competizione che ancora oggi si conserva, e poi di casa in casa, nelle osterie e nei ristoranti della città. Ma l'originaria ricetta è rimasta legata agli Uffizi e solo in questa circostanza viene applicata. Ora la pubblichiamo per la prima volta per gentile concessione dei familiari di Virgilio Aldinuzzi, che ringraziamo.

(P.Bonci, in La Basilica, Anno 1, N.2 Dicembre 1999, pagg. 3; 4)

LA PRIMITIVA RICETTA

INGREDIENTI

Carne di vitello: muscolo di zampa , battuto o trito di cipolla, sedano, carote e prezzemolo; a parte, battuto fine fine di aglio e bucce di limone; sale, pepe, spezie e un po' di noce moscata; ossi della bestia, olio d'oliva, vino rosso, un po' di conserva.

PREPARAZIONE

Il segreto è difficile a spiegarsi perché dipende da una serie di cose importanti come: la quantità e tipo di carne, tipo di tegame (si consiglia di coccio o alluminio), mestolo (solo di legno) col quale deve essere ben girato il tutto, infine la mano che lo lavora. Comunque: mettere la carne nel tegame con l'olio e i due battuti. Mettetevi sale, pepe, comuni spezie e noce moscata. Girare il tutto col mestolo e mettere al fuoco. A parte si è messo a bollire lentamente gli ossi con solo acqua. Rosolare bene finché l'olio in fondo al tegame non appaia trasparente.

A questo punto aggiungere vino rosso in quantità che ricopra la carne e farlo evaporare a fuoco vivace. Quando si è ritirato, assumendo un colore marrone, aggiungere un po' di conserva in quantità tale da non dare alla carne un aspetto troppo rosso. Si aggiunge il brodo degli ossi via via che la carne lo richiede. Un quarto d'ora prima della cottura si aggiunge un pizzico di noce moscata. Il tutto deve bollire lentamente per circa quattro ore.

LA PRIMITIVA RICETTA

INGREDIENTI

Carne di vitello: muscolo di zampa , battuto o trito di cipolla, sedano, carote e prezzemolo; a parte, battuto fine fine di aglio e bucce di limone; sale, pepe, spezie e un po' di noce moscata; ossi della bestia, olio d'oliva, vino rosso, un po' di conserva.

PREPARAZIONE

Il segreto è difficile a spiegarsi perché dipende da una serie di cose importanti come: la quantità e tipo di carne, tipo di tegame (si consiglia di coccio o alluminio), mestolo (solo di legno) col quale deve essere ben girato il tutto, infine la mano che lo lavora. Comunque: mettere la carne nel tegame con l'olio e i due battuti. Mettetevi sale, pepe, comuni spezie e noce moscata. Girare il tutto col mestolo e mettere al fuoco. A parte si è messo a bollire lentamente gli ossi con solo acqua. Rosolare bene finché l'olio in fondo al tegame non appaia trasparente.

A questo punto aggiungere vino rosso in quantità che ricopra la carne e farlo evaporare a fuoco vivace. Quando si è ritirato, assumendo un colore marrone, aggiungere un po' di conserva in quantità tale da non dare alla carne un aspetto troppo rosso. Si aggiunge il brodo degli ossi via via che la carne lo richiede. Un quarto d'ora prima della cottura si aggiunge un pizzico di noce moscata. Il tutto deve bollire lentamente per circa quattro ore.

(P.Bonci, in La Basilica, Anno 1, N.2 Dicembre 1999, pag. 4)

E finendo per descrivere il piatto: La carne è morbisissima e di colore rosso-marrone.. si scioglie in bocca appena la stringi al palato, non c'è bisogno di masticarla.  Mantiene il sapore del vino e nello stesso tempo ha un sapore che non si può descrivere.. e che deriva dal misto di spezie che gelosamente non viene rivelato. E' una delle cose più buone che ho mai mangiato. Non ho mai provato a cucinarlo.. Quello cucinato ieri sera è uno dei migliori che ho assaggiato.

La combriccola

Mai mettere a tavola 8 persone di cui 5 sub e una che inizia il corso di sub Martedì e due non sub. E' inevitabile che si passi tutta la sera a parlare di mute erogatori pinne eccetera.. e di Immersioni.. considerando anche che due dei 5 sub partono per Cuba fra un mese.. e che gli altri non mettono il capo sott'acqua da novembre..

Mi sembrava di avere la febbre.. a momenti avevo voglia di andare a casa e infilarmi la muta tanto per respirare un po d'aria di mare..

E così a un certo punto anche il somelier dell'olio ha rinunciato a istruirci.. e quando veniva al nostro tavolo si presentava con : Scusate se disturbo ma..

E non vi dico i nostri commenti.. E non vi dico nemmeno la faccia di due Acidi che erano in un tavolo accanto al nostro e che hanno passato tutta sera a rigirarsi le bottigliette dell'olio e a guardarci torvi perchè evidentemente noi si faceva i cazzi nostri allegramente...  Credo che quel tipo sia stato tentato più di una volta di tirare un malrovescio a Paolo che in assoluto era quello che aveva più vicino..

Insomma.. a fine sera quel vecchietto dell'olio era totalmente sconfortato dal nostro tavolo.. non ci provava nemmeno poi più di tanto a convertirci.. anche perchè poi cosa c'è da convertire..

Noi eravamo consapevoli anche avanti che l'olio del Valdarno è il migliore del Mondo..

Postato da: Fatabugiarda a 14:49 | link | commenti |
ristoranti

giovedì, 03 febbraio 2005

Limoncello, Arancello et al

Ok, eccomi qui dopo il generoso invito di FatB che - povera cucciolotta - asserisce che  "In quanto a Godereccità in pochi sanno battermi". Io la lascio con questo primato inventato e passo ad inaugurare questo blog con un post degno dei migliori Amici del Fegato.

Ecco quindi a voi la guida su come prepararsi i liquori di infusione da soli. Se pensate che il limoncello da produzione industriale che vi propinano a fine pasto sia il non-plus-ultra o cambiate blog oppure continuate a leggere, e vi apriro' gli occhi :)

Ricettina semplice semplice del Cinghiale:
 - Limoni da agricoltura biologica nr. 7
 - Alcool alimentare 90% (lo trovate nei supermercati...) lt. 1
 - Zucchero (scegliete il vostro preferito) gr. 800 circa
 - Acqua del sindaco

Anche io come FatB vado molto a senso con le dosi ma vi ho dato dosi di massima. Possono essere variate e vi spieghero' come.

Spelare i limoni (rigorosamente da agricoltura biologica) con l'ausilio di un pelapatate. Il pelapatate serve a togliere la scorza esterna lasciando attaccata al limone quella interna. All'occhio dovete staccare dal limone tante piccole scorzette che sono gialle da entrambi i lati, evitando il piu' possibile che ci resti del bianco attaccato (rendera' il liquore amarognolo). Dopo aver spelato tutti e sette i limoni, mettete le scorzette in un recipiente (rigorosamente DI VETRO) che sia ben pulito, ben asciugato e chiudibile ermeticamente. Versate nel recipente l'alcool, chiudete e dimenticatevene letteralmente in un luogo buio per un periodo variabile (io uso 20 giorni circa). Ogni tanto sciambrottatelo, ma nulla piu'.

Dopo i 20 giorni prendete un litro d'acqua circa + un qualcosina in piu' per la pentola e fatela bollire bene. Aggiungete lo zucchero e scioglietelo  per benino. Filtrate il contenuto del recipiente di vetro (l'alcool che nel frattempo sara' diventato giallognolo) e amalgamatelo assieme all'acqua (ovviamente senza scorzette). Imbottigliate rifiltrando. Per filtrare ovviamente utilizzate o un colino dalle maglie molto strette o della carta da filtro.

Potete variare i seguenti parametri:
 - Aggiungere / togliere limoni (non li toglierei senno' il liquore non sa di nulla, ma se lo volete carico mettetene pure un altro)
 - Aumentare / diminuire il tempo di filtraggio (aggiunge / toglie sapore). Esagerando col tempo di filtraggio le scorzette incominceranno a macerare e il liquore "alleghera'" la lingua.
 - Aggiungere / togliere zucchero. 800g danno un liquore moderatamente dolce, se vi piace secco diminuite, se vi piace dolce aumentate. Lo zucchero incide sul grado alcolico finale.
 - Variare lo zucchero, come lo zucchero di canna. Se becco qualcuno che lo fa col fruttosio o con l'aspartame lo azzanno personalmente.
 - Aggiungere / togliere acqua. Oltre ad avere piu' o meno liquore, avrete un grado alcolico piu' o meno alto.

Diciamo che con le dosi che vi ho dato farete un limoncello relativamente dolce, dal sapore piuttosto pungente e fruttato e gradazione intorno ai 40 gradi. Ottimo come digestivo, fine pasto, ecc. ecc. ecc. Dalla ricetta vi vengono fuori circa due litri e mezzo di liquore, per un costo - tra alcool , limoni e zucchero - di circa 15 euro.

La ricetta va benissimo per tutti gli agrumi che volete; io la uso con le arance. Potete sperimentare con mandarini, cedri, pompelmi, e anche combinazioni di piu' agrumi. Mi raccomando che siano da AGRICOLTURA BIOLOGICA; i  prodotti chimici tendono a rimanere sulla buccia (nonostante l'accurato lavaggio) e a essere filtrati dall'alcool, con risultati non propriamente salutari.

Postato da: wereboar a 16:49 | link | commenti (2) |
vino alcol & co

 

Eccomi

Blogger: Fatbi
Questo Blog collettivo nasce dal desiderio di condividere il nostro lato godereccio. Ci piace cucinare e mangiare bene, ci piace bere. Non vorremmo creare uno spazio in cui si scambiano solo ricette, ma in cui si parla di gusto e tradizione attraverso i racconti dei piatti cucinati o delle occasioni in cui si preparano, uno spazio da dedicare anche ai ristoranti che abbiamo avuto modo di provare e che ci hanno colpito oin cui parlare del vino o altro che abbiamo bevuto. In definitiva vorremo parlare di noi anche attraverso quello che ci piace.

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